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Qubit per tutti? Intervista a Fabio Chiarello

IBM ha annunciato il 4 maggio il lancio della piattaforma "Quantum Experience": un sistema sperimentale di Quantum Computing che sarà "raggiungibile attraverso il cloud IBM da qualsiasi dispositivo desktop o mobile".
Ne abbiamo parlato con Fabio Chiarello, ricercatore del CNR e autore di L'officina del meccanico quantistico. Dal gatto di Schroedinger al Quantum Computing.



Mi lasci cominciare su una nota personale: lei qualche anno fa, come racconta nel suo libro, stava cercando di "mettere un gatto di Schroedinger su un microchip", ossia lavorava ai componenti base per la realizzazione di computer quantistici; ora l'annuncio di IBM... che cosa prova?

Un grande piacere. Siamo abituati agli annunci eclatanti dei media sulle grandi scoperte, ma molto spesso la ricerca è fatta di tanti minuscoli passi accompagnati da molti frustranti fallimenti. Tutto sommato è bello avere occasioni come questa per fermarsi un momento, riguardare indietro e vedere che in fondo di strada se ne è fatta.

Dunque è vero? Dopo decenni di speculazioni teoriche i computer quantistici si avviano a diventare una realtà?

Con colossi come Google e IBM in gioco viene facile pensarlo. Ma questa è ancora una grande scommessa ed aspetterei prima di fare previsioni concrete.


Quali possono essere le conseguenze, a breve e a lungo termine, dell'introduzione di questa nuova tecnologia?

A breve termine non vedo grandi applicazioni pratiche. Gli oggetti di cui stiamo parlando sono solo piccoli "dimostratori" con ben poche applicazioni concrete. Ma in futuro, se tutto andrà come previsto, potrebbe esserci una grande rivoluzione. I computer classici di cui oggi disponiamo non sono molto efficaci nel trattare problemi quantistici. Ma la chimica, la biologia, l'elettronica sono pesantemente fondate sulla meccanica quantistica e sui suoi bizzarri principi. Disporre di computer quantistici vorrebbe dire poter studiare e capire problemi oggi inaccessibili, e questo potrebbe avere notevoli ricadute, per esempio nella cura delle malattie o nella produzione di energia pulita.


Che significato e che conseguenze può avere la scelta di IBM di rendere accessibile questa macchina via Internet?

Il Web come lo conosciamo è nato da un profondo desiderio di "democratizzare" la scienza rendendo accessibili a tutta la comunità scientifica i dati prodotti in grandi centri di ricerca come il CERN di Ginevra. Mi sembra che la scelta di IBM vada in questa direzione. Rendere liberamente accessibili i propri "computer quantistici" avrà certamente la conseguenza di accrescere l'interesse verso questo campo e permetterà di raccogliere molte idee fresche ed originali.


Chiudo nuovamente su una nota personale: lei, oltre che ricercatore e scrittore di libri, è il creatore di un gioco da tavolo che insegna, divertendo, i concetti della meccanica quantistica. Che cosa significa per lei divulgare la scienza?

E' qualcosa che sento prima di tutto come un dovere. Purtroppo è evidente un diffuso analfabetismo scientifico, drammatico in una società basata sulla conoscenza come la nostra. Mi sono spesso chiesto cosa io, in prima persona, possa fare per contribuire ad affrontare questo problema, quale sia la mia diretta responsabilità in proposito come ricercatore. Non ho una risposta definitiva; in ogni caso penso che divulgare il mio lavoro nei modi che meglio mi riescono sia un contributo forse piccolo, ma importante.

Ma divulgare è anche un immenso piacere. E' meraviglioso condividere la propria passione. Non c'è niente di più bello che raccontare il proprio lavoro e vedere fiammelle di interesse, curiosità e passione accendersi negli occhi di chi ascolta.


O di chi legge... A noi per esempio, mentre leggevamo il testo di "L'officina del meccanico quantistico", quelle fiammelle si sono accese. Grazie Fabio, complimenti.

L'officina del meccanico quantistico

Dal gatto di Schroedinger al Quantum Computing

di Fabio Chiarello

editore: Apogeo Education

pagine: 240

"Se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l'avete capita." - Richard Feynman

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