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La nuova rivoluzione delle macchine è tra noi

Anche se il sogno di creare artefatti intelligenti è antico forse quanto l'uomo, il primo utilizzo del termine "intelligenza artificiale" (IA) risale al 1956. I pionieri di questo nuovo campo di studi (Herbert A. Simon, Allen Newell, J.C. Shaw, John McCarthy, Marvin Minsky) si ponevano allora obiettivi che col senno di poi ci appaiono follemente ambiziosi: per far sì che una macchina potesse risolvere problemi come la comprensione del linguaggio naturale o il riconoscimento di immagini ritenevano bastasse "un'estate di lavoro di un gruppo ben scelto di studiosi". Non è stato così, e per molto tempo l'IA è stata considerata una promessa mancata.

Le cose nel corso degli anni sono cambiate: lavorando con più modestia e obiettivi meglio definiti si sono realizzate macchine capaci di battere il campione mondiale di scacchi (1997), muoversi autonomamente nel traffico urbano (2007), sconfiggere i due massimi campioni del quiz Jeopardy! (2011). Ma è in questi ultimi anni che l'IA ha fatto il suo ingresso trionfale negli ambiti applicativi più diversi: dai comandi vocali per gli smartphone ai motori di ricerca, dai filtri antispam ai veicoli senza guidatore.

Tutto ciò è stato reso possibile dalla continua crescita della potenza di calcolo garantita dalla Legge di Moore, ma soprattutto dalla creazione di algoritmi efficaci: brillanti ricette per la risoluzione di problemi senza le quali tutta la potenza di calcolo del mondo non sarebbe servita a molto.

Una tecnica, in particolare, è alla base di molte delle applicazioni di IA più importanti: il cosiddetto "deep learning", che permette a un sistema di "apprendere dall'esperienza" e migliorare via via le proprie prestazioni in compiti quali il riconoscimento di immagini (potete trovare qui una presentazione dettagliata e molto accessibile di come ciò avviene in pratica).

Questi sviluppi aprono scenari al tempo stesso meravigliosi e inquietanti. Da un lato, un genio visionario come Ray Kurzweil (inventore egli stesso di brillanti soluzioni di IA per la sintesi musicale, il riconoscimento ottico del caratteri e la comprensione del parlato) ipotizza nel suo libro Come creare una mente che lo sviluppo dell'IA ci permetterà di "comprendere fino in fondo il miglior esempio di processo intelligente: il cervello umano".

Su un piano più prosaico, i venture capitalist e le grandi imprese hi-tech stanno scommettendo somme ingenti sui possibili ritorni commerciali di queste tecnologie: 8.5 miliardi di dollari sono stati spesi nel solo 2015 per acquisire imprese operanti nell'IA; le migliori università americane stanno subendo la concorrenza di imprese come Google e Facebook nel reclutamento degli studiosi più brillanti in quest'area. E in effetti non vi sono settori dell'economia o aspetti della vita sociale che non siano destinati a essere trasformati radicalmente da queste tecnologie, come documenta Inder Sidhu, senior vice president di Cisco, nel suo libro Digital Revolution. Come le innovazioni digitali trasformano il nostro lavoro e la nostra vita: un ampio giro d'orizzonte che spazia dall'istruzione alla sanità e dal commercio alle "smart cities", concludendosi in un tono di sostanziale ottimismo.

Ma lo sviluppo dell'IA presenta anche dei rischi, che vengono analizzati questa settimana in un approfondito Special Report del settimanale The Economist.

In primo luogo vi è il timore che le macchine, divenute intelligenti, possano sfuggire al controllo dell'uomo e ribellarsi: un incubo che ha avuto innumerevoli incarnazioni letterarie e cinematografiche (pensiamo solo a HAL 9000, il computer di 2001 Odissea nello spazio, o alla saga di Terminator), ma che in tempi recenti è stato riproposto, in termini molto seri e allarmati, da personaggi come il fisico Stephen Hawking e il miliardario Elon Musk (il quale, peraltro, fa ricorso alle più avanzate soluzioni di IA nelle auto elettriche Tesla da lui prodotte).

Si tratta di un pericolo reale? Non siamo in grado di rispondere, anche se possiamo sperare di essere salvati da una qualche soluzione simile alle Tre leggi della robotica di Isaac Asimov. Ciò che sembra più allarmante rispetto a una vera e propria "rivolta delle macchine" è la crescente dipendenza, anche in ambiti essenziali per il nostro benessere e la nostra stessa vita, da sistemi estremamente complessi dei quali non riusciamo a comprendere appieno il funzionamento. Chiunque si sia sentito dire da un navigatore satellitare "Fa' inversione a U" mentre viaggiava in autostrada capisce cosa intendiamo dire.

La diffusione dell'IA potrebbe avere un altro effetto, dagli esiti meno "cinematografici" ma altrettanto drammatici: la disoccupazione di massa. Ne hanno parlato tra gli altri Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, due docenti della Sloan School of Management al Massachusetts Institute of Technology, nel loro libro La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell'era della tecnologia trionfante. Alcune proiezioni, in effetti, disegnano scenari catastrofici: secondo uno studio pubblicato nel 2013 da Carl Benedikt Frey e Michael Osborne, dell'Università di Oxford, il 47% dei lavori negli Stati Uniti era "ad alto rischio di sostituzione" da parte dei computer in tempi brevi.

Lo Special Report dell'Economist analizza questo problema creando un'analogia tra gli effetti dell'intelligenza artificiale e quelli della macchina a vapore, e ricordando le preoccupazioni espresse a suo tempo da studiosi come David Ricardo e Karl Marx. La conclusione è cautamente ottimistica: i cambiamenti nel nostro modo di lavorare e di vivere saranno certamente profondi, ma non saranno tutti necessariamente negativi; molti lavori, più che distrutti, saranno trasformati, e altri completamente nuovi nasceranno; se i sistemi d'istruzione sapranno tenere il passo, anche gli sconvolgimenti sociali potranno essere meno traumatici di quelli che accompagnarono la "prima rivoluzione delle macchine".

Ciò che è certo, come afferma Thomas C. Reeves, Professor Emeritus of Learning, Design, and Technology presso la University of Georgia, Athens, è che "la gara tra l’apprendimento umano e l’apprendimento delle macchine è cominciata"; è importante che gli umani si attrezzino al meglio per vincere la corsa.

Come creare una mente

I segreti del pensiero umano

di Ray Kurzweil

pagine: 304

Una rassegna chiara e convincente della rivoluzione nelle tecnologie dell'intelligenza.

9 algoritmi che hanno cambiato il futuro

di John MacCormick

pagine: 256

Alla scoperta delle idee che "fanno funzionare" il nostro mondo digitale.

Digital revolution

Come le innovazioni digitali trasformano il nostro lavoro e la nostra vita

di Inder Sidhu

pagine: 320

Un’illuminante mappa delle innovazioni digitali per orientarci nel prossimo futuro

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